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Ospedale San BASSIANO - ULSS n° 3 Vicenza

Ospedale San BASSIANO - ULSS n° 3 Vicenza

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Gli Hospitales chiamati Domus Dei (Case dì Dio) di tipo pubblico, cominciarono ad esistere a Bassano nel 1264. Si trattava di iniziative caritatevoli: poche stanze, con pochi letti e misere masserizie, che servivano solo ai poveri viandanti. Le Domus Dei assunsero l' aspetto di Ospitali per soli ammalati verso la fine del XIV secolo, probabilmente con l'intento di isolare questi ultimi dagli altri cittadini ed evitare la diffusione delle malattie contagiose (nello statuto comunale del 1389 si trova chiaramente stabilito in quale Ospitale dovessero essere raccolti i lebbrosi. A Bassano, del resto, si registra una prima "peste" nel 1465, seguita da altre nel 1478/79, nel 1482, nel 1483; nel 1494, nel 1495, nel 1501, nel 1510 - che dimezzò il numero degli abitanti della città - e nel 1631 ). A metà del XV secolo, un tale Giovanni di Pietro Pellizzaro - detto Zambello - lasciava in eredità alla "Fraglia della Beata Vergine della Pace e di San Paolo" (che si occupava anche di assistenza ai poveri malati) una casa in via Nuova (fra le attuali via Roma e via Marinali), perche vi si aprisse un Ospitale. Per quasi due secoli la Confraternita di San Paolo, stentatamente, cercò di portare avanti l'iniziativa, finché, constatando che si trovava a dar ricetto a poveri viandanti, mentre Bassano necessitava di un luogo di cura per poveri malati, nel 1664, decise di cedere l' Ospitale alla Magnifica Comunità Cittadina. Il Minor Consiglio si riunì, "deliberando sopra caritativo motivo circa la erectione di un Ospedale purtroppo necessario in questa Patria". Il Maggior Consiglio dei 60 decise conformemente, stanziando allo scopo 300 ducati, da rimpolpare con le offerte dei fedeli. Si trattava di 16 letti su 32 cavalletti di legno e 16 materassi di lana, ma era pur sempre l' embrione di quello che diventerà l'Ospedale di Bassano. Nel 1690 moriva Carlo Santo Austoni, lasciando il Comune di Bassano erede dei suoi beni, tra i quali "una casa dietro S. Giovanni", perché vi fosse installato un nuovo Ospitale. Diventato finalmente un vero e proprio ospedale per ricoverare e curare gli ammalati poveri ( e non più rifugio provvisorio di pellegrini di passaggio ), il patrio nosocomio - economicamente tranquillo e ben condotto - iniziò a cercare una sistemazione più consona alla sua funzione. Nel 1771 il Maggior Consiglio deliberò l' acquisto, dal Governo della Repubblica di Venezia, del soppresso Convento dei Padri Francescani, con la vicina chiesa e l'annesso oratorio (cioè la Chiesa di S. Francesco e l'attuale Museo). Furono necessari lavori di adattamento ma, nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1777, tutti i malati con i loro lettucci furono trasferiti nel nuovo Ospedale di San Francesco. A lungo andare, anche la nuova sistemazione finì per diventare inidonea al suo scopo. La Repubblica Veneta era caduta - ad opera di Napoleone Buonaparte, che aveva creato il Regno Italico - erano state istituite le Congregazioni di Carità e le Autorità comunali e i Commissari delle congregazioni erano pressati dall'urgenza di provvedere a un nuovo Ospedale. Così - approfittando del caos in cui era caduta la città e cogliendo l' occasione di trovare finalmente una soluzione al problema - chiesero al Viceré il dono dell'ex Convento dei Padri Riformati, in "Stradona detta le Fosse" e lo ottennero, in quanto si trattava di un bene della Chiesa di cui il regime napoleonico si era semplicemente impadronito. Ma tra il passare e il ripassare degli eserciti invasori, i cittadini si misero in contrasto tra loro: chi voleva il nuovo ospedale e chi no. Alla fine, un audace colpo di mano del dr. Agostinelli, Primario Medico, e del Podestà, Giuseppe De Bombardini, sciolse le incertezze: in una notte di novembre del 1831, tutti i malati già ricoverati nell' ex Convento dei Francescani furono trasportati a braccia nell'ex Convento dei Padri Riformati. Il Medico rischiò di essere processato e perdette -comunque - l'incarico, ma l' ospedale era nella sua nuova sistemazione. (Fonte bibliografica: "CARITA' ED ASSISTENZA -CENNI STORICI E CONTEMPORANEI SULLE OPERE PIE RIUNITE (OSPEDALE CIVILE E CASA DI RIPOSO-PENSIONATO) DI BASSANO DEL GRAPPA" - Q. Borin -1967). L' ospedale rinacque a nuova vita e iniziarono i necessari restauri. Nel 1844 vennero aperte nuove sale e nel 1854 le suore di carità assunsero la curai dei malati che "man mano e per l'infierire di malattie e per l'aumento della cittadinanza e per la rinomanza dell'Ospedale stesso andavano aumentando di giorno in giorno ". Con poche migliorie, passarono una trentina d'anni, durante i quali il patrimonio ospedaliero si arricchì con lasciti e generose offerte. Dal 1891 in poi cominciarono le riforme radicali e "quanto la scienza e l' arte trovarono necessario rifare e rinnovare, tutto fu fatto". Per munifica elargizione del Monte di Pietà - nel settembre 1891 -furono gettate le fondamenta del "riparto dozzinanti, sala operatoria e locali annessi", inducendo un ulteriore aumento dei Pazienti ricoverati; di conseguenza venne aumentato l' organico dei Medici e gli ammalati crebbero ancora. Nella "Relazione storica - descrittiva - statistica sul Padiglione dei Tubercolosi dell'Ospedale Civile di Bassano Veneto" ( 1911 ), si può trovare registrato tutto l'entusiasmo dell' Amministrazione dell' epoca che vedeva iniziare il '900 come secolo di grandi scoperte e di incredibili comodità: "Nel 1905 su disegni dell'ingegner Montini, per lascito Muzzarelli e pia elargizione del nobile cav. Negri ed altri, furono gettati i fondamenti ad altro nuovo fabbricato per accogliere coloro cui inesorabile male ne corrode l' esistenza. E sempre nuove disposizioni: cambiato tutto l'antico mobilio, l' orto attiguo all'Ospedale mutato in giardino ove i convalescenti possono rinfrancarsi delle perdute forze, aumentato il numero dei medici assistenti, introdotta l' acqua potabile. Né mai s'arresta la solerzia dei dirigenti questo pio luogo, che in questi ultimi anni fu aperta la farmacia per ['Ospedale e poveri del Comune, introdotto il riscaldamento a termosifone, costruito apposito locale per bagni. Fra poco avremo l'illuminazione elettrica, la lavanderia a vapore, il telefono e quanto di più moderno vuole un istituto ormai di prima importanza e saggiamente retto". .Vecchi registri e altrettanto vecchie relazioni ci permettono di sapere che, nell' Ospedale di Bassano, "tranne che i maniaci e i contagiosi, si accolgono tutte le varie forme morbose, anche le speciali come le forme morbose cutanee e quelle agli occhi. Anzi si eseguiscono anche gli atti operativi di oculistica, essendo l'Ospedale fornito di speciale armamentario oculistico". Ma la storia continua, i tempi cambiano e l'Ospedale continuò a crescere: nuovi reparti si aggiunsero a quelli esistenti. Passata la metà del secolo, si dovettero prendere nuovi provvedimenti, perché lo spazio non bastava più. Gli anni '60 videro sorgere la nuova "ala est" - un edificio a 5 piani, moderno e funzionale, aggiunto a est di quelli già esistenti - ma fu ben presto evidente che il futuro non poteva più essere ipotizzato intorno all'antico Chiostro dei Riformati. e quella recente.... Era appena trascorso il 1970 quando - dopo tutto il suo glorioso passato - la ormai storica sede ospedaliera di Bassano del Grappa, in Viale delle Fosse, si trovava costretta a dichiarare la sua sopravvenuta, imminente inadeguatezza. Il secondo millennio cominciava a prospettarsi all'orizzonte e il comprensorio iniziava a rappresentare la necessità di una medicina e di una chirurgia per acuti al passo con i progressi della scienza e della società. Gli Amministratori dell'epoca - dopo aver esperito ogni tentativo di adeguamento - pensarono infine ad un nuovo ospedale, individuando per esso un'area di 20 ettari, ai margini di quello che allora era il futuro sviluppo della Città e dei suoi principali accessi viari. L' asse pedemontano, che scorre a sud di Bassano e lambisce l'area ospedaliera, veniva inteso come il supporto di tutto il traffico veloce tra Schio, Thiene, Marostica, Bassano e Montebelluna; la S.S. 47 rappresentava il collegamento con Rosà, Cittadella e Padova (verso sud) e con il centro Città e tutta la Valsugana (verso nord). L'ospedale deve sicuramente essere inteso come luogo di cura, con grande sviluppo e concentrazione di servizi di diagnosi e terapia. Si deve sottolineare, però, che il concetto moderno di salute ha sempre più portato in evidenza le necessità psicologiche dell'ammalato e quindi l' opportunità di non curare in ambienti alienanti, reinserendo poi rapidamente il guarito nel contesto familiare e sociale. Tutto ciò condusse già allora quegli Amministratori - senz'altro illuminati - ad alcune scelte architettoniche importanti: progettare un ospedale con stanze di degenza luminose, di dimensioni "umane", con presa TV e radio, corredate da servizi igienici adeguati dal punto di vista del rispetto della dignità e della riservatezza; conservare nelle pareti l' uso del colore, anche vivace; prevedere esercizi commerciali al piano terra, costruito come l'incrocio di un piccolo centro di città, vivo e vitale. Queste ed altre valutazioni non dovevano mai prescindere dall'attenzione agli aspetti igienico sanitari ( evitare contaminazioni e infezioni, separare percorsi "puliti" e "sporchi", creare zone filtro, ecc.) e di praticità gestionale. Venne conclusivamente abbracciata la filosofia costruttiva del "corpo quintuplo", considerata la più adatta. Essa prevede la riduzione dei percorsi interni nella torre delle degenze, dove le postazioni di lavoro del personale medico e paramedico sono centrali rispetto alla distribuzione delle stanze, che sono tutte orientate per usufruire della luce del sole. Adiacente ad ogni gruppo di 12/13 letti, è collocato un vano per il lavoro "sporco", facilitando l'assistenza. Alle estremità del blocco due ampie terrazze-veranda illuminano gli ambienti, permettendo a Pazienti e visitatori di sostare piacevolmente, rimanendo però in ambiente climatizzato. L'ospedale ha, infatti, un "suo" clima, pensato per un soggiorno confortevole in ogni stagione ed è fornito di una complessiva tecnologia molto avanza, tanto da sembrare - all'epoca della sua progettazione - addirittura futuristica. Prevedendo i passi da gigante che la scienza avrebbe fatto nel trapasso di secolo, con lungimiranza, si scelse già allora di tenere una finestra aperta sul domani, dando alla struttura e alla sua impiantistica una flessibilità tale da poter recepire con facilità modifiche, ampliamenti e sviluppi tecnologici, permettendole così di evolversi nel tempo. Il gruppo operatorio è al secondo piano, insieme alla terapie intensive (Rianimazione e Unità coronarica), tutti collegati da tre elevatori diretti con il Pronto Soccorso, a sua volta direttamente collegato con le diagnostiche di Radiologia. Il 1° piano è formato dalla larga piastra dei servizi ambulatoriali; al piano terra si trovano tutti i servizi di prima accoglienza al Pubblico: nei tre piani sotterranei sono collocati i laboratori di Anatomia patologica (con un servizio funebre e la vicina cappella, avvolta in un'atmosfera di grande raccoglimento ), la Farmacia, gli spogliatoi, i magazzini, la lavanderia e il guardaroba, le cucine e il ristorante aziendale. Undici elevatori - per persone e cose - garantiscono i collegamenti tra i quattordici piani della struttura, interamente anti-sismica, comunque assicurati da una scala interna che percorre verticalmente tutto l'ospedale.
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